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martedì 4 ottobre 2016

saltà dde palo 'n frasca

SALTÀ DDE PÀLO ’N FRÀSCA


(Saltare di palo in frasca). Si dice quando si passa da un argomento ad un altro senza connessione logica. Saltà = infinito breve di saltàr. [D]de = tipica preposizione aretina per di. Quando l’infinito è breve la r della desinenza si assimila alla consonante che immediatamente segue rd > dd. Pron. saltà ddé paló ’n fraska.

s'anda bbene disse quelo che pigliava i cazzotti e li contava

S’ANDÀ BBÉNE, DÌSSE QUÉLO CHE PIGLIÀV’I CAZZÒTTI, E LI CONTÀVA


(S’andare bene, disse quello che prendeva i pugni e li contava). La frase si pronuncia quando ci troviamo in difficoltà o ci capita qualcosa che non ci aspettavamo e non sappiamo come uscirne. Andà = infinito breve di andàr. [B]béne = quando l’infinito è breve la r della desinenza si assimila alla consonante che immediatamente segue rb > bb. Quélo = quello. In aretino è sempre pronunciato con la l degeminata. Pigliàva = pigliàre è sempre preferito a prendere. Cazzòtti = è sempre preferito a pugni. Pron. s’andà bbéné, dissé kuéló ké pigliav’i kazzòtti, é li kóntava.

santa luci' è 'l giorno più corto che ce sia

SÀNTA LUCÌ ’È ’L GIÓRNO PIÙ CÓRTO CHE CE SÌA


(Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia). Sànta Lucì’ = Santa Lucia. Si festeggia il 13 dicembre. Il proverbio è dovuto al fatto che, prima della riforma gregoriana [Gregorio XIII° 1582], effettivamente il 13 dicembre era il giorno in cui, più o meno, cadeva il solistizio d’inverno poiché, per errori sul computo del tempo,  si era giunti ad una differenza di 11 giorni in più che furono corretti togliendo 10 giorni e facendo seguire il 3 ottobre al 14 ottobre. ’L = aferesi di el, tipico articolo aretino per il. Ce = l’avverbio di luogo italiano ci in aretino è sempre pronunciato ce. Pron. Santa Luȼi’ è ’l giórnó più kórtó ké ȼé sia.

s'è arvolta la mula al meddeco

S’È ARVÒLTA LA MÚL’AL MÈDDECO

(Si è rivoltata la mula al medico), cioè si sono invertite le parti, poiché di solito l’uomo comanda e l’animale obbedisce. È un modo di dire che si usa in senso metaforico. I medici di condotta di un tempo, per visitare ed assitere i loro pazienti, viaggiavano con il carrozzino, e dove non c’erano strade o il percorso era particolarmente accidentato, a dorso di mulo. Il modo di dire enuncia quindi la modifica di uno stato di fatto, di una situazione da sempre esistente e ormai codificata in cui i ruoli convenzionali vengono sovvertiti ed invertiti. Arvòlta = rivoltata. In aretino il prefisso iterativo è ar. Es: rifare > arfàre. Mèddeco = medico. La doppia d si deve al fenoneno delle geminazione  con conseguente passaggio della i postonica italiana ad e chiusa soprattutto quando è preceduta da consonante geminata. Es: manico > mànneco. Pron. s’è arvòlta la mul’al mèddékó, mannékó.

lunedì 3 ottobre 2016

sè brutto com'el fei

SÈ BRÙTTO CÓM’ EL FÈI o PIÙ DEL FÈI

(Sei più brutto di un saraceno). La frase è rivolta a persone di aspetto repellente. = seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere aretino = sei (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). El = tipico articolo aretino per il. Fèi = personaggio immaginario che evoca una saraceno. Pron. sè bruttó kóm’él Fèi. 

sè coglion' anco s'arnaschi

SÈ COGLIÓN’ ÀNCO S’ARNÀSCHI


(Sei fesso anche se rinasci). È un modo di dire espresso in aretino stretto. Si dice, a seconda delle occasioni, con tono bonario o di rimprovero a chi si lascia sempre imbrogliare. = seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere = sei, (per  approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Cogliòn’ = la parola in aretino ha vari significati a seconda del contesto in cui è inserita: qui è usata come sinonimo di fesso. Ánco = tipica congiunzione aretina per anche. Arnàschi = rinasci. Rispetto alla forma italiana quella aretina presenta due fenomeni interessanti: il prefisso iterativo è ar invece di ri e il suono fricativo sibilante della desinenza sci è trasformato in suono velare chi. Pron. sè kóglión’ankó s’arnaski. 

sè duro com'un rapo de Chiana

SÈ’ DÚRO CÓM’UN RÁPO DE CHIÁNA

(Sei duro come una rapa di Chiana).  Si dice con tono di risentimento o di rimprovero a chi non capisce o fa finta di non capire. Sè’ è la forma apocopata della seconda persona del presente indicativo del verbo essere = sei (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Ràpo è un metaplasmo: in aretino il cambio di declinazione rispetto ai termini italiani è un fenomeno piuttosto frequente. Es: rapa > ràpo, mano > màna. Pron. sé’ duró kóm’un rapó dé Čana. [Nella pronuncia con simboli la i non viene trascritta perché compresa nel suono č].

se lavora e se fadiga pe' la panci'e pe la fica

SE LAVÓR’ E SE FADÌGA PE’ LA PÁNCI’ E PE’ LA FÌCA

(Si lavora e si fatica per soddisfare le esigenze del corpo e quelle della donna). Indubbiamente sono due aspetti della vita di cui non si può fare a meno.  È un modo di dire espresso in aretino stretto con parole ritenute volgari, ma occorre ricordare che i dialetti sono molto più spontanei della lingua nazionale. Se = le particelle pronominali in aretino sono mé, té, cé, sé, vé. Fadìga = fatica, fenomeno di doppia lenizione t > d e c > g. Pe’ = forma apocopata di pér. Pron. sé lavór’é sé fadiga pé’ la panci é pé la fika.

se mangia quel che pass'el convento

SE MÀNGIA QUÉL CHE PÀSS’EL CONVÈNTO


(Si mangia quello che passa il convento), cioè quello che c’è. È un modo di dire che viene dal lontano passato. Nelle famiglie contadine di un tempo a volte il cibo scarseggiava o era di scarsa qualità e ci doveva arrangiare, ma i giovani non accettavano di buon grado la situazione e allora i vecchi li redarguivano con questa frase. Se = si. Analogamente alle  particelle pronominali, anche il si impersonale in aretino è pronunciato sé. El = tipico articolo aretino per il. Pron. sé mangia kuél ké pass’él kónvèntó.

semo pe' le buche

SÉMO PÉ’ LE BÙCHE


(Stiamo camminando sulle buche, cioè viviamo una situazione precaria, pericolosa). È un modo di dire espresso in aretino stretto che si dice ogni volta che ci troviamo in difficoltà. Sémo = tipica prima persona plurale del presente  indicativo del verbo essere aretino = siamo (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Pe’ =  forma apocopata di r. Di solito nelle forme apocopate, come nel caso dell’infinito, la consonante finale si assimila a quella che immediatamente segue rl = ll, in questo caso si ha un’eccezione perché pe e le sono pronunciate staccate e  il fenomeno non si manifesta. Pron. sémó pé’ lé buké.

sè 'no stronz' anco s'arnaschi

SÈ ’NO STRÓNZ’ÁNCO S’ARNÁSCHI

(Sei uno stronzo anche se rinasci). È un insulto in un aretino molto colorito diretto ad una persona dalla quale abbiamo ricevuto una cattiva azione. Sè = seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere = sei. Ánco = è la versione aretina dell’italiano anche. Arnàschi = in aretino il prefisso iterativo è ar invece di ri. Nella seconda persona singolare del presente indicativo del verbo nascere l’aretino sostituisce il suono fricativo sibilante sci dell’italiano con il suono velare ki, (per appronfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Pron. sé ’nó strónz’ankó s’arnaski.


sè più coglion de le luccele che fen lume dal culo

SÈ PIÙ COGLIÓN’ DE LE LÙCCELE CHE FÈN LÙME DAL CÙLO

(Sei più fesso delle lucciole che fanno luce dal sedere). È un modo di dire espresso in aretino stretto. Nei proverbi e nei modi di dire popolari il paragone con gli animali è frequente poiché molti sono elaborati dalla civiltà contadina. In questo caso viene evidenziato un apparente paradosso perché è nella natura delle lucciole emettere luce dalla parte terminale del corpo. = sei. La coniugazione aretina del verbo essere è diversa da quella italiana (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Cogliòn’ = fesso. De  le =  delle: in aretino le preposizioni articolate sono sempre pronunciate staccate e degeminate. Es: della > de la, dello > de lo. Lùccele = la e  è dovuta al fatto che la o postonica italiana in aretino passa ad e chiusa  soprattutto se preceduta da consonante doppia. In questo caso si ha anche la sincope di i.  Fèn = forma apocopata di fèno = fanno. La e si spiega con il fatto che nell’aretino del passato la a tonica italiana passava sempre ad e aperta. Es:  pàne > pène. Oggi questo fenomeno è scomparso. La mancanza di una n è dovuta al fenomeno tipico aretino della degeminazione. Lùme  = nell’aretino stretto è sempre preferito a luce. Cùlo = è sempre preferito a sedere. Pron. sè più kóglión’ dé lé luccélé ké fèn lumé dal kuló.


sè più lercio de bobo schifo

SÈ PIÚ LÉRCIO DE BÓBO SCHÍFO


(Sei più lercio che più lercio non si può). Era il rimprovero che i nostri nonni rivolgevano ai loro figli quando tornavano a casa  molto sporchi. = seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere = sei. De è il corrispondente della preposizione semplice italiana di. Bóbo Schìfo = nome immaginario che rappresenta il massimo della sporcizia. La parola bóbo in aretino significa orco, ma si usa anche per indicare qualunque insetto di cui non si conosce il nome.  Il gruppo chi di schifo ha pronuncia occlusiva postpalatale sorda. Pron. sè più lérció dé Bóbó Sčifó. 

sè più matto de la fiurina

SÈ PIÚ MÁTTO DE LA FIURÍNA


(Sei più matto di una capra). Nel modo di dire la Fiurina è probabilmente il soprannome dato ad una donna che non era troppo sana di mente. In realtà la fiurina è un tipo di capra tipico del Piemonte. Non si sa da quanto tempo il modo di dire sia in uso nell’aretino. Oggi viene adoprato in modo generico per additare tutti quelli che hanno un comportamento anomalo. = sei. De la = della. In aretino le preposizioni articolate sono sempre pronunciate staccate e degeminate. Es: alla > a la, nello > ne lo. Pron. s’è più mattó dé la Fiurina.

s'è trovo 'l duro

S’È TRÓVO ’L DÙRO


(Abbiamo trovato un ostacolo difficile da superare). Si dice anche s’è tròvo la sagglìta. Sono modi di dire espressi in aretino stretto. Tróvo  =  trovato. L’aretino predilige i participi brevi. Es: comprato = cómpro.L = aferesi di el, tipico articolo aretino per il. Sagglìta = salita. Il gruppo ggli si spiega con il fatto che la l italiana spesso in aretino assume suono laterale prepalatale. Qui si ha anche il fenomeno della geminazione. Es: Italia > Itagglia.  Pron. s’è tróv’él duró.

sette mancini un furon capaci de sbarbar'un rapo

SÈTTE MANCÌNI UN FÙRON CAPÀCI DE SBARBÀR’UN RÀPO

(Sette mancini non furono capaci di sradicare una rapa). È un modo di dire che tende a screditare i mancini e forse trova origine nel fatto che gli strumenti da lavoro nel passato erano costruiti solo per i destri, quindi i mancini si trovavano in qualche modo sfavoriti e, nelle varie attività, risultavano meno abili e meno attivi. Un = tipica negazione aretina per non. De = preposizione aretina per di. Sbarbàr’ = forma apocopata di sbarbàre = sradicare. È un verbo denominale da bàrba = radice. Ràpo = rapa. È un metaplasmo: in aretino esiste solo la forma maschile. Pron. sètté mancini un furón kapaȼi dé ʃbarbar’un rapó.

si ce vu icce, icce, si ce vu ire un c'ire

SI CE VU ÍCCE, ÍCCE, SI ’N CE VU ÍRE ’N C’ÍRE

(Se ci vuoi andare, vacci, se non ci vuoi andare non andarci).  È una sorta di scioglilingua nel dialetto aretino più stretto. Si è una congiunzione condizionale corrispondente all’italiano se. Ce è avverbio di luogo corrispondente all’italiano ci. Vu è la seconda persona singolare dell’indicativo del verbo volere, analogamente al verbo potere = pu (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Si tratta in sostanza di forme apocopate. Ícce è allo stesso tempo infinito formato dal verbo breve ir + ce = andare lì,  con assimilazione rc > cc e imperativo. ’N = forma aferetica della negazione aretina un per non. Nell’aretino stretto il verbo andare è presente in tre forme: ìre, gìre, vìre. Pron. si ȼé vu iccé, iccé, si ’n cé vu iré, ’n c’iré.

si ferraio un ferra marzo spella

SI FERRÀIO UN FÈRRA MÀRZO SPÈLLA


(Se febbraio non è freddo lo sarà marzo). Si dice di solito quando abbiamo un febbraio particolarmente mite attendendoci una venuta tardiva del freddo. Si = congiunzione condizionale per se. In particolare quando in italiano si ha la successione se-si, in aretino si ha l’inversione si-se. Ferràrio = forma sincopata di febbraio. Un = tipica negazione aretina per non. Fèrra = non è di ferro e in senso metaforico non fa freddo. Spèlla = toglie la pelle, naturalmente a causa del freddo. Pron. si férraió un fèrra, marzó spèlla.

si 'l mi' nonno aiva le rot' er' un carretto

SI ’L MI’ NÒNNO AÌVA LE RÓT’ÉR’UN CARRÉTTO

(Se mio nonno avesse le ruote, sarebbe stato un carretto). La frase si usa di solito per confutare un discorso o una situazione. Si =congiunzione ipotetica per se. ’L = aferesi di el, tipico articolo aretino per il. Mi’ = è tipico dell’aretino apocopare gli aggettivi possessivi. Aìva, éra = imperfetto indicativo del verbo avere ed essere. I dialetti di solito hanno un modo di esprimersi molto incisivo ed immediato. Anche l’aretino segue questo principio per cui non viene seguita la consecutio temporum italiana e le frasi ipotetiche si costruiscono con l’indicativo sia nella protasi che nell’apodosi. Pron. si ’l mi’ nònnó aiva lé rót’ér’un karréttó.

si lo vu lo pu

SI LO VÚ LO PÚ


(Se lo vuoi lo puoi). È un modo di dire espresso nell’aretino più stretto. Si = congiunzione condizionale corrispondente all’italiano se. e sono forme apocopate delle seconde persone singolari del presente indicativo dei verbi potere e volere = vuoi, puoi (per approfondimenti puoi consultare I verbi nell’uso aretino dello stesso autore). Pron. si ló vu’ ló pu’.